DED-PEDIA “MMA-GAME” 4
DOMENICA 22 GENNAIO 2012 SPORTING CENTER ACADEMY VIA MAZZINI 294 VIAREGGIO STAND UP GAME 10:30/13:30 & GROUND GAME 15:00/18:00
Vi proponiamo la traduzione di un articolo pubblicato su www.sherdog.com estremamente interessante al fine di comprendere la storia delle Mixed Martial Arts.
“The top 10 stories of the past 10 years” by Jake Ross traduzione di Alessandro Sonni.
Finanziariamente e funzionalmente, la scena delle arti marziali miste degli anni 90 ha avuto un’organizzazione piuttosto scadente. Ci sono momenti valutati con nostalgia (se hai bisogno di un corso di recupero sull’influenza di Royce Gracie o sulla proliferazione di stili contrapposti procurati un libro!) ma nel complesso, era solamente una grande fase sperimentale, con ognuno in cerca di un senso, in uno sport superficialmente disgustoso. Mettere in scena uno show senza essere cacciati fuori dalla città o essere arrestati era considerato un successo. Non è un ambiente che prospera sulla sopravvivenza, niente frottole. All’inizio del nuovo millennio, i cambiamenti sono stati quasi immediati (e per i propositi di questo articolo, convenienti). I lottatori hanno iniziato a comprendere l’allenamento progressivo (a strati), e i legislatori ebbero finalmente l’intuizione che in Relevation non si era mai accennato in precedenza a combattimenti in gabbia. Distanti dalle etichette della civilizzazione in rovina, lo sport era libero di fare la propria storia. Più che essere stata soltanto una decade chiave nel combattimento MMA, ne è stata veramente l’UNICA.Non vi è veramente un modo di poter ridurre all’osso 10 anni di storie tra vita, morte, trends e competizioni in una lista semplice. Sarebbe preferibile tirar fuori 100 eventi e lasciarne discutere la priorità ai lettori. Ma è il periodo di vacanza e il tempo è breve, quel che segue sono 10 storie che hanno cominciato ad emergere esaminando quel che veramente ha agitato l’industria dei combattimenti dal 2000 al 2009.
10: New Year’s Eve Wars in Giappone (2001-presente)
Non una donna nelle MMA, ma GINA CARANO. Una distinzione non trascurabile. Prima del debutto di Carano in EliteXC nel 2007, l’idea di ospitare lottatrici donne era vista come un’assurdità troppo progressista per uno sport che continuava a nauseare buona parte dei mass media. Se non avevano accettato uomini che combattevano col sangue, figuriamoci se avrebbero potuto vedere una donna subire un ground and pound e magari aver bisogno di un defibrillatore.”Conviction” (la sorella del football la grande Glen Carano) respingeva le attitudini sessiste non sfidandole ma bensì ignorandole. Divenne una lottatrice grazie a se stessa, dimostrando sul ring grandi abilità e presentandosi come una personalità importante al di fuori di esso. Il suo look? Assolutamente un fattore, ma la curiosità avrebbe lasciato spazio al disgusto non avesse avuto niente da offrire come atleta.E’ raro per qualsiasi atleta avere il peso di un intero genere sulle spalle. Perfino Ali, nel riscrivere la storia della boxe, era in difficoltà in una istituzione che aveva un passato prima di lui, così come avrebbe avuto un futuro dopo. Ma provate a trovare anche soltanto un pezzo che riguardi le donne dello sport senza una menzione alla Carano. Non definì soltanto una divisione, lei era la divisione.
8. La morte di Evan Tanner (2008)
Se non ne hai mai abbastanza del pugilato professionistico e delle storie di crimine, l’idea di un talentuoso pugile coinvolto in una delle più grosse storie di rapine dovrebbe bastare a destare la tua attenzione. Lee Murray fece un salto da attrazione ad anti-eroe della ESPN. Un intero libro, “Heist”, documenta il piano principale di Murray di scapparsene con oltre 92 milioni di dollari in vincite rubate. Volò via in Marocco, venne sbattuto in prigione e una volta uscito comprò arredamento kitsch placcato in oro; inspirò una sorta di perversa reverenzialità fra coloro i quali ammirarono la sua audacità. Murray non è magari una delle personalità più di spicco nello sport ma è di sicuro l’unico che è riuscito a far fare della sua storia un film che uscirà a breve.
6. L’ironia di ‘Rampage’ (2008)
Cosa scoccia nei combattimenti? Sabato sei qualcuno, Domenica potresti essere uno qualunque. Quinton Jackson, un uomo che veniva da quartieri perfino più pericolosi della gabbia, imparò la stessa dura lezione quando perse per decisione in un match da cinque round valido per il titolo contro il goffo derelitto di Forrest Griffin nell’estate 2008. Dopo aver messo knockout Chick Liddell e aver battuto Dan Henderson, Jackson cercò di allungare la striscia positiva di risultati: Griffin ribaltò le sue aspettative battendo Jackson in un combattimento in cui aveva continuato a mandare a segno calci e a frustrarlo con assoluta persistenza. Dieci giorni dopo, Jackson scorrazzava per una strada Californiana, scappando alla polizia e rischiando la vita di molti pedoni, a causa della cocente delusione per la sconfitta. Finì col lasciarlo con un altro titolo: il primo lottatore della UFC a soffrire così tanto per una sconfitta. TMZ non ha perso un solo passo da allora.
5. La morte di Sam Vasquez (2007)
Per tutti i macho che si vantano delle uccisioni, essere pronti a morire e allenarsi come se il diavolo incalzasse, gli atleti non subiscono danni troppo gravi da un guanto da 4 once (sanguinerebbero troppo o andrebbero subito knock out nel caso) I due che ricevettero attenzioni aldilà della egoistica linea di demarcazione che si cancellava oltre gli incidenti che avrebbero “fatto” la reputazione dello sport furono Douglas Dedge nel 1988 e il lottatore Koreano conosciuto alla stampa come “Lee” nel 2005. Dedge e la propria frivola compagna, giustificati dai supporters, erano in giro per mezzo mondo. Chi sa quali precauzioni vennero prese? La morte di Sam Vasquez fu differente: trapassò a Houston, sotto gli occhi del dipartimento Texano per la Regolarizzazioni e Licenze, al tempo in cui le arti marziali miste stavano finalmente entrando nella loro adolescenza. A Vasquez venne detto che aveva un brutto coagulo di sangue che sarebbe finito per causargli un attacco; il suo avversario, Vince Libardi, aggravò pesantemente la situazione e un comatoso Vasquez morì in ospedale 42 giorni più tardi.L’isterismo preannunciato sulla natura violenta dello sport non arrivò mai, perfino i giornalisti che facevano gli spavaldi avrebbero dovuto essere a conoscenza che una morte in Nord America dopo 14 anni di regolari competizioni era statisticamente insignificante. Una magra consolazione per la famiglia di Vasquez.
3. Bob Sapp (2002-2009)
2. La morte di Pride (2007)
1. Nevada (2001)
L’acquisto della UFC da parte di Zuffa nel Gennaio 2001 rimosse uno degli ostacoli più grossi per la sopravvivenza dello sport: Bob Meyrowitz. Il proprietario uscente, che aveva speso anni e milioni in franchise era a corto di soldi e pazienza. Uscì come l’MMA ricevette sanzioni pesanti da parte del New Jersey, il quale aveva adottato un provvedimento di Unified Rules nella concessione di una major-league per la sicurezza dello sport. Zuffa sarebbe andato avanti a produrre show buoni, pessimi, fantastici. Un reality show e una corrente senza fine di mosse strategiche che misero la compagnia su basi stabili. Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza il consenso del Nevada il 23 Luglio del 2001, nel legittimare le MMA attraverso un voto unanime, al termine di otto anni di rifiuto politico e sociale. Altre commissioni che avevano precedentemente reagito con digusto dovettero fare un passo indietro: Nevada, il corpo atletico più rispettato nel mondo aveva appena dato la sua approvazione. E’ possibile che con il supporto di entrambi iNDemand (il canale pay-per-view che aveva ripristinato l’UFC dopo un black-out durato anni) e New Jersey, la Ultimate Fighting Challange avrebbe trovato la sua strada senza Nevada. Senza il supporto finanziario, e i profitti ottenuti nel lavorare nei più grandi strip-hotel e casinò sarebbe stato difficile. Per piazzare un colpo più grosso all’industria del combattimento, sarebbe stato necessario tornare indietro fino a Farnsworth e all’invenzione della televisione.